CASTELLUCCIO DI MOSCHEDA

Castelluccio (884 m s.l.m.) è tra le frazioni di Montese quella con il territorio più vasto, ricca di fitti boschi (castagni, cerri, quercioli…) da cui con ogni probabilità deriva l’etimologia del suo nome: “Castrum luci” (= castello del bosco), mentre il nome Moscheda è opinione comune che derivi da un tipo particolare di Quercia detto Eschio. . Il toponimo non va confuso con Castelluccio di Capugnano in territorio bolognese tra Porretta Terme e Lizzano in Belvedere.

Si tratta di una piccola borgata di appena 100 abitanti, dove oggi regna sovrana la pace e la tranquillità, dominata dal Monte Belvedere (1140 m s.l.m.) che, con le sue trincee, i camminamenti tedeschi e le postazioni americane, fa da monito agli orrori del 2° Conflitto Mondiale, che furono qui piuttosto intensi.

Il Monte Belvedere fu infatti l’ultimo baluardo difensivo della Linea Gotica e Castelluccio è oggi uno dei punti di passaggio del Museo Diffuso della Memoria, un percorso che si snoda attraverso 23 km e 8 tappe nel territorio di Montese.

Complice la fitta boscaglia, dalla primavera del 1944 qui si rifugiarono diversi gruppi di partigiani e quando, nei mesi estivi, il paese fu occupato dai tedeschi impegnati a fortificare il crinale per l’arrivo da sud delle forze alleate lo scontro fu inevitabile.

Un cippo, nel giardino antistante la chiesa, ricorda ancora oggi l’esecuzione nell’autunno del ’44 di tre giovani della Brigata Partigiana “Giustizia e Libertà”, tra cui un ragazzo francese, Jacques Lapeyrie (“Napoleon”).

La chiesa di S. Pancrazio distrutta dai bombardamenti

La brigata “Giustizia e Libertà” era nata poco lontano e fu molto attiva nella vallata (ve ne fece parte anche Enzo Biagi): contro tale attività una delle maggiori ritorsioni tedesche avvenne nel c.d. eccidio di Ronchidoso, a pochi km di distanza (29 settembre 1944), dove quasi una settantina tra civili e partigiani (soprattutto donne e bambini) furono uccisi e buttati in una fossa comune.

A causa della sua vicinanza alle linee tedesche Castelluccio subì anche numerosi bombardamenti dell’artiglieria alleata, soprattuto tra la fine del ’44 e l’inizio del ’45. La chiesa e l’annesso campanile vennero completamente distrutti, così come quasi tutto il paese.


LA CHIESA E GLI ORATORI

La chiesa è dedicata a San Pancrazio Martire, patrono tutelare dei campi e del grano (il popolo faceva derivare il suo nome da “grazia del pane” e lo rappresentava con in mano o ai piedi spighe di frumento) e di essa si hanno notizie a partire dal XVII secolo (1663).

L’aspetto attuale risale alla ricostruzione post bellica e fu voluto dal parroco Don Giovanni Barbieri, il rettore più zelante e longevo della parrocchia (la amministrò dal 1919 al 1977, anno della sua morte), al quale è intitolata una delle strade principali del paese.

Uno degli elementi più interessanti è l’acquasantiera conservata vicina all’ingresso secondario della chiesa (l’antico ingresso degli uomini). Essa è infatti ricavata da un capitello romanico decorato con foglie di acanto nella parte inferiore e quattro coppie di pesci contrapposti nella parte superiore a reggere un fiore diverso su ciascuno dei quattro lati.
Oggi la canonica viene gestita dalla comunità locale come una sorta di ostello ed accoglie gruppi di giovani durante tutto l’anno.

Il giardino accanto alla chiesa fu utilizzato come camposanto fino al 1894, quando venne fatto costruire il cimitero attuale, in fondo al paese.

Gli oratori di Castelluccio sono tre: quello dei Mazzóli, quello dei Càroli e quello del Monte.
L’oratorio dei Mazzóli fu eretto dalla famiglia Mazzóli nel 1766 non lontano dal fiume Leo, ed era dedicato a Santa Maria della Neve. Il campanile, originariamente a tre campane, fu eretto dalla devozione popolare tra il 1910 e il 1911.

Alcuni arredi dell’oratorio sono stati trasferiti e utilizzati nell’oratorio più recente e situato poco più a monte, sulla via Selva, detto dei Càroli (o dei Carli).

L’oratorio del Monte o di Malcambio (1897) si trova invece lungo la strada provinciale che porta verso il paese di Querciola, uscendo dal paese di Castelluccio. Completamente distrutto insieme al campanile dai bombardamenti dell’ultima guerra, fu ricostruito dalla devozione popolare negli anni successivi. Seriamente danneggiato dalla straordinaria nevicata del 2013 (leggi qui) è stato recentemente restaurato grazie un’importante raccolta fondi della comunità locale. La 3° domenica di settembre si celebra la festa della Madonna del Monte.

IL CINGHIO DEI DIAMANTI

Sul crinale, imboccando la strada che va verso il fondovalle del fiume Leo (via Selva), spicca il c.d. Sasso dei Càroli (o dei Carli – per la vicinanza a Casa Carli) anche soprannominato “Cinghio dei Diamanti” o “Sasso delle lucine” (680 m s.l.m.): un piccolo promontorio ofiolitico, ricco di cristalli di quarzo e calcite. Dopo essere stato spoliato per anni da appassionati di mineralogia, oggi è tutelato come riserva mineralogica. Da lì passa anche il sentiero CAI 450 che da Castelluccio porta a Montespecchio e a San Martino.

BAR & RISTORANTI

La botéga (Da Marisa) – [chiuso da gennaio 2020]

Punto di riferimento per tutto il paese, questo non è solo un bar con annessa bottega di alimentari ma un vero e proprio circolo sociale per interminabili partite a carte, bevute accompagnate da piacevoli chiacchiere, aggiornamenti sulle principali novità della vallata, colazioni in ambiente familiare.

Da non perdere le zampanelle del sabato sera (su prenotazione)!

  • DOVE: sulla via principale del paese, adiacente al piazzale
  • INFO: Marisa 348 2505422 (chiusi il lunedì e martedì nel periodo invernale)
  • www.castellucciodimoscheda.it

Agriturismo Le Casellacce

Cacciagione, funghi e bel panorama: questi i tre principali motivi per cui provare questo posto, ricavato dalla recente ristrutturazione di un piccolo borgo contadino. In più, annesso c’è un parco faunistico dove si possono osservare da vicino daini, cerbiatti, faraone, conigli… simpatico e istruttivo per grandi e piccini.

Possibilità di pernottamento.

  • DOVE: via Selva 3700 (uscendo dal paese, prendere la strada che va verso il fondovalle del fiume Leo)
  • INFO: Benedetta: 347 7806918
  • www.facebook.com/casellacce

IL CASEIFICIO DISMANO

Il Caseificio Dismano si trova lungo la provinciale che porta in paese ed è una tappa obbligata sulla via di andata o di ritorno.

Lo spaccio – che si trova proprio accanto al luogo di produzione – offre infatti la possibilità di assaggiare e portarsi a casa diverse stagionature di Parmigiano Reggiano, oltre ad ogni tipo di derivati del latte (formaggi, ricotta, yogurt, panna cotta…). Troverete inoltre un’ampia selezione di prodotti tipici locali, dai biscotti tradizionali alle confetture e al miele fino agli immancabili salumi e crescenti.

Se capitate da queste parti ad inizio agosto non potete perdervi il tradizionale concerto di musica classica che si tiene nel piazzale antistante il caseificio: appuntamento divenuto ormai tradizionale e facente parte del ricco calendario della rassegna “I concerti della Via Lattea”.

Prima del terremoto del 2012 il concerto si teneva all’interno del magazzino delle forme e vi assicuro che lo spettacolo era imponente e oltremodo suggestivo. Ora, per ragioni di sicurezza, si tiene all’esterno e vale la pena partecipare alla serata sia per i gruppi che, anno dopo anno, si alternano sul palco sia per la graditissima sorpresa che vi attende al termine del concerto!

Il Dismano è anche fattoria didattica ed è promotore di diverse iniziative di valorizzazione del territorio tra cui la tradizionale Magnalonga, passeggiata settembrina con pit-stop eno-gastronomici!

COME ARRIVARE

Qui i diversi itinerari possibili: www.castellucciodimoscheda.it/dovesiamo.html

PER APPROFONDIRE

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