RONCHIDOSO E LA BRIGATA GIUSTIZIA E LIBERTA’

Ronchidoso (1044 m s.l.m.) è oggi un luogo di grande quiete, totalmente immerso nel silenzio dei boschi, sosta piacevole per un pic-nic e meta di rigeneranti passeggiate nella natura. Durante la 2° Guerra Mondiale fu invece teatro di una sanguinosa rappresaglia tedesca, una delle tante che videro soccombere civili innocenti (il c.d. eccidio di Ronchidoso – 29 settembre 1944).

Il santuario che sorge qui è dedicato alla Madonna degli Emigranti e si trova proprio sul crinale che, a partire dall’estate del 1944, fu fortificato dai tedeschi a difesa dell’avanzata alleata da sud.

L’oratorio venne eretto agli inizi del 1900 dal parroco di Gaggio Montano e, a seguito dei gravi danni causati dai bombardamenti della guerra, venne ampiamente ricostruito.

Fu qui, nei locali del santuario, che nel giugno del 1944 si costituì una delle Brigate Giustizia e Libertà, formazioni partigiane che, ispirate all’omonimo movimento politico anti-fascista e repubblicano nato a Parigi nel 1929, operarono tra il ’43 e il ’45 con l’obiettivo di sconfiggere l’Asse.

Curiosità: il territorio di Ronchidoso appartiene in parte al Comune di Gaggio Montano (BO) e in parte a quello di Montese (MO). Il santuario venne eretto appositamente sul confine come simbolo e auspicio di amicizia tra i popoli.

“Questa è la storia di una piccola brigata di montagna, che conobbe la fame e i rastrellamenti, le estenuanti guardie del fronte e le lunghi notti sotto la pioggia, con le cime dei faggi per riparo, che ebbe sei morti e una medaglia d’oro, che procurò tanti guai ai tedeschi, e che vive cara nel ricordo di molti italiani. E’ la storia della brigata Giustizia e Libertà, di cento ragazzi e un capitano che tornarono soldati, perché bisognava far così. Non avevano caserma né rancio, né armi né scarpe, ma a loro bastava un pezzo di pane. Dormivano tra gli abeti e i fucili andarono a cercarseli.”

ENZO BIAGI, I QUATTORDICI MESI. LA MIA RESISTENZA

La Brigata Giustizia e Libertà Montagna operò nei comuni di Gaggio Montano, Castel d’Aiano, Porretta Terme e Lizzano in Belvedere. Forte di oltre 200 combattenti, prese parte a quasi tutti i combattimenti che si svolsero sull’Appennino tosco-emiliano nell’estate 1944 e alla fine di settembre liberò la zona di Gaggio Montano. Successivamente, nell’ottobre 1944 attraversò il fronte e venne equipaggiata e rimessa in linea insieme all’esercito alleato. Entrò a Bologna il 21 aprile 1945 a fianco dei bersaglieri e dei fanti del Gruppo di Combattimento “Legnano”. Per tutta la guerra fu comandata da Pietro Pandiani, “Capitan Pietro” (Medaglia d’argento al V.M.) e tra i suoi combattenti vi fu anche Enzo Biagi, originario del paese di Pianaccio (Lizzano in Belvedere – BO).

Era l’inizio del 1944. Presi una decisione, fondamentale, poi, per tutta la mia vita: andare coi partigiani. […] Decisi di raggiungere le mie parti tra i boschi dell’Appennino tosco-emiliano, sapevo che era zona di partigiani, non avevo un nome, non avevo un punto di riferimento, insomma non conoscevo nessuno. Avevo la volontà di fare qualche cosa che ritenevo utile per la mia gente, per il mio Paese e anche per me.”

Enzo Biagi, I quattordici mesi. la mia resistenza

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