LE CASTAGNE

Il castagno (Castanea sativa) è una pianta diffusa in tutta Europa e fin dall’antichità fu particolarmente apprezzata per lo sfruttamento sia dei suoi frutti sia del pregiato legname.

Nelle zone appenniniche dell’Italia settentrionale la sua coltivazione fu incoraggiata ed incrementata durante il periodo matildico (XI-XII secolo), quando la Contessa Matilde di Canossa capì l’importanza dell’utilizzo di queste piante per contribuire alla sussistenza della popolazione. Per il suo alto valore nutritivo (dato dall’alta concentrazione di zuccheri) la castagna è stata per secoli una delle principali forme di sostentamento delle comunità montane, prima che venisse introdotta la patata dalle Americhe, e un succedaneo del frumento la cui coltivazione era poco frequente in montagna.

L’Italia possiede circa 275.000 ettari di castagneti, il 20% circa dei quali si trova in Emilia-Romagna. Purtroppo sia per abbandono sia a causa di malattie che la colpiscono, questa tipicità del nostro paesaggio è fortemente minacciata, a rischio degrado e scomparsa.

Negli ultimi tempi fortunatamente si è diffusa una maggiore sensibilità sul tema e si è avviato un recupero dei castagneti abbandonati in un’ottica di cura e manutenzione del territorio (e di difesa idrogeologica), di creazione di nuovi redditi e profili lavorativi ed infine di promozione turistica eco-sostenibile e commercializzazione dei prodotti ricavati.

Castagneto secolare di Malalbergo (Castelluccio di Moscheda – Montese – MO)

Infatti, anche se oggi la castanicoltura non riveste un ruolo così centrale nell’economia montana, è fondamentale preservare il patrimonio di conoscenze e tradizioni ad essa legata e che rappresentano un tratto distintivo della cultura locale.

A questo scopo sono stati realizzati progetti con finalità didattiche come il Museo del Castagno di Zocca e il Parco Sperimentale del Castagno di Granaglione. Alcuni metati del territorio sono stati recuperati e riavviati, a tutela della produttività e come forma di valorizzazione del lavoro degli antichi castanicoltori.

I metati sono degli edifici di piccole-medie dimensioni, ad unico locale, con un soppalco a listelli dove venivano appoggiate le castagne: il calore del fuoco sottostante, che veniva mantenuto sempre acceso durante la giornata per almeno un mese, permetteva l’essiccazione dei frutti.

Se desiderate visitare un essiccatoio potete recarvi presso l’Azienda agricola e agrituristica “Il Cotto” a Montese (MO), circondata da 3 ettari di castagneti e da una marronaia di 8 mila mq: l’essiccatoio è moderno ma riprende la struttura e il funzionamento di quelli antichi. E’ anche fattoria didattica e propone diversi itinerari di laboratori e di visita storico-naturalistica, oltre alla vendita di prodotti:

 Alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, un’indagine sulle specie locali di castagni da frutto ha portato alla descrizione e alla definizione del c.d. “Marrone di Zocca”, oggi tutelato dal marchio della Camera di Commercio di Modena denominato “Tradizione e sapori di Modena”. Il Marrone di Zocca ha un colore rossiccio con striature più scure di forma ellittica. E’ una varietà medio-tardiva che viene raccolta verso la metà-fine di ottobre.

Ma qual è la differenza tra la castagna e il marrone? Come distinguerli? Non è semplicissimo. Solitamente il marrone è di dimensioni maggiori della castagna comune e al gusto è più dolce e profumato ma per un occhio non esperto è facile fare confusione. Le castagne sono un prodotto meno pregiato rispetto al marrone e mentre quest’ultimo è destinato ad essere consumato fresco, la castagna è utilizzata soprattutto come prodotto secco e per ricavarne farina.

PRODOTTI E RICETTE DELLA TRADIZIONE

Oltre alle caldarroste e alle ballotte (le castagne bollite) – magari accompagnate da un bel bicchiere di vino rosso – la castagna può essere utilizzata macinata per ricavarne una farina dolce che si presta ad un grande numero di ricette tradizionali:

  • Ciacci (o ciaci): a base di farina e acqua, sono una delle ricette culinarie più semplici ed antiche della tradizione, insieme alle crescenti e ai borlenghi. Simili a delle piccole crepes, si gustano con formaggio morbido, panna, ricotta. Si possono realizzare anche con la normale farina di grano.
  • Polenta
  • Castagnaccio: torta dolce-salata tipica della tradizione dell’Appennino tosco-emiliano
  • Risotti, frittelle, marmellate e torte varie

Non va dimenticato infine che il castagno è anche una pianta mellifera, che procura alle api una notevole quantità di nettare: il miele di castagno è un miele molto particolare, liquido, dal caratteristico colore scuro e sapore amarognolo. Se vi interessa acquistare miele e suoi derivati, un ottimo punto di distribuzione locale è l’Azienda agricola Casa Masino (via Roncola 2301, Castelluccio di Moscheda (Montese – MO) – tel. 059 98 30 52).

Curiosità: le foglie di castagno più belle e grandi venivano raccolte e conservate durante l’inverno legate fra loro per essere usate tra le tigelle, durante la cottura delle crescenti, per aromatizzarle.

ITINERARI NEL VERDE

I territori del comune di Montese e del comune di Zocca sono ricchi di aree deputate alla coltivazione delle castagne, aree che diventano luoghi suggestivi attraverso i quali fare belle e rilassanti passeggiate, alcune con itinerari strutturati:

  • il castagneto secolare di Malalbergo di Castelluccio di Moscheda (Montese – MO)
  • gli itinerari esterni al Museo del Castagno di Zocca (MO):
    • un primo, breve, percorso, dove attraverso 13 punti informativi vengono illustrate tutte le principali fasi di coltivazione e di manutenzione di questa pianta
    • un secondo, più ampio, percorso (2,5 km A/R) denominato ARTinWOOD” dove, all’interno del castagneto di Monte San Giacomo, è possibile visionare vere e proprie opere d’arte create utilizzando i castagni e votare le tre preferite utilizzando una simpatica scheda che troverete al punto di partenza dell’itinerario
Una delle tappe all’aperto del Museo del Castagno di Zocca (MO)
Il percorso ARTinWOOD nel castagneto di Monte San Giacomo di Zocca (MO)

SAGRE ED EVENTI DEDICATI

SAGRA DELLA CASTAGNA DI MASERNO (MONTESE – MO)

A celebrare questo prodotto autunnale per eccellenza pensa ogni anno la sagra della castagna di Maserno, che si tiene le ultime due domeniche del mese di ottobre. In questa occasione la piazza del paese si anima di stand eno-gastronomici, musica e produttori locali che vendono le proprie eccellenze (castagne e patate soprattutto). Nell’area dietro la chiesa viene inoltre allestito un settore di rievocazione di antichi mestieri: il coramaio, il calzolaio, l’antica osteria, l’armarolo, il tintore di tessuti… tutto dal sapore di un tempo lontano. Anche la produzione dei grassóli (ciccioli) è una delle dimostrazioni che viene presentata al pubblico, con grande effetto e curiosità.

SAGRA DELLA CASTAGNA DI ZOCCA (MO)
CASTAGNETO IN FESTA! (GRANAGLIONE – ALTORENO TERME – BO)
Locandina “Castagneto in Festa!” ed. 2019

Si tratta di un programma di più eventi, distribuiti solitamente tra maggio e ottobre, per conoscere il Parco Sperimentale del Castagno e scoprire tutta la filiera della castagna dell’Appennino tosco-emiliano, dalle sue origini fino alla sua trasformazione. L’evento autunnale di chiusura della rassegna permette di partecipare attivamente alla raccolta e, se si desidera, barattare parte del bottino con bottiglie di birra prodotte dal locale Birrificio Beltaine che utilizza le castagne per produrre varianti gustosissime e originali di questa bevanda antichissima.

PER APPROFONDIRE:

  • Marrone di Zocca nel sito del Marchio “Tradizione e sapori di Modena”
  • Associazione Nazionale Città del Castagno: www.cittadelcastagno.it
  • Museo del Castagno di Zocca: si tratta di uno dei rarissimi musei italiani dedicati a questo tema (altri due si trovano in località Colognora in provincia di Lucca e in località Nomaglia in provincia di Torino). Dalla forte impronta didattica, espone gli antichi attrezzi per la cura del castagneto e la lavorazione dei suoi frutti ed illustra in maniera chiara le caratteristiche di questa specie arborea e la sua diffusione.

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