IL CASTAGNETO SECOLARE DI MALALBERGO (CASTELLUCCIO DI MOSCHEDA)

Dalla strada provinciale 34, all’altezza del Caseificio Dismano, una strada si inerpica in mezzo al bosco: via Malalbergo che, a dispetto del nome, porta ad un luogo di grande suggestione. Si tratta di un castagneto secolare che si può raggiungere anche facendo una bella passeggiata a piedi, partendo dal Santuario degli Emigranti di Ronchidoso ed imboccando il sentiero 440/4 e svoltando sul 446.

Il Castagneto di Malalbergo è uno dei più antichi e meglio conservati del territorio, si estende per circa 1,5 ha e comprende quasi una trentina di esemplari di castagni. Due di essi (di altezza di 20 m e circonferenza tronco di circa 6 m) sono stati anche inseriti nella Banca Dati degli alberi monumentali della Regione Emilia-Romagna.

Attualmente si stima che gli esemplari più antichi abbiano circa 450 anni ma ve ne erano altri ancora più antichi che in passato sono stati abbattuti e di cui rimane oggi traccia solo nelle ceppaie.

La presenza di castagneti nel territorio di Montese è infatti attestata fin dal X secolo (1048) ed ebbe uno straordinario sviluppo fino al secondo dopoguerra.

Secondo la tradizione fu la contessa Matilde di Canossa a dare impulso allo sviluppo della castanicoltura nelle aree appenniniche, capendo l’estrema importanza della coltivazione del castagno (in un’epoca in cui la patata ancora non era ancora stata importata dalle Americhe) come base per la sussistenza delle popolazioni montane. Furono create aree dedicate e aumentate le piante messe a dimora, adottando un criterio agronomico detto a “sesto matildico” (a sua volta derivazione di quello romano a “quinconce”) che prevedeva file di alberi sfalsate, andando a creare una sorta di griglia romboidale.

E’ probabile che anche il primo impianto del castagneto di Malabergo risalga all’epoca matildica: esso infatti conserva il suddetto schema, con una distanza tra le piante di 10-12 piedi, come raccomandava anche l’agronomo bolognese Pier de’ Crescenzi.

Guardando questi imponenti castagni si può solo intuire l’importanza della coltura della castagna, base per la sussistenza di queste comunità montane per secoli.

Curiosità: i castagneti più antichi di cinque nazioni europee (Italia, Grecia, Francia, Spagna e Portogallo) sono riuniti in un itinerario ideale denominato “Strada Europea del Castagno” che arriva anche in questo territorio appenninico e che vedrete spesso segnalato.

PER APPROFONDIRE:

Museo del Castagno di Zocca: collocato all’interno del medievale Ospitale di San Giacomo della Dozola è costituito da tre sale tematiche che ospitano rispettivamente una mostra fotografica, gli antichi attrezzi degli agricoltori, gli oggetti domestici utilizzati per lavorare e conservare le castagne nonché un esplicativo modellino di essiccatoio.

Il museo è dedicato anche alla fauna e alla flora del territorio con bellissimi diorami che faranno impazzire i bambini e possiede un’intera sezione dedicata alle tradizioni gastronomiche locali di tigelle (crescenti), borlenghi e ciaci.

Un omaggio ad uno degli animali selvatici tipici della zona: si trova sulla destra appena imboccata via Malalbergo

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