SAN MARTINO E IL MULINO DI MAMINO

Il paese di San Martino (580 m s.l.m.) dista poco meno di 5 chilometri dal capoluogo Montese e fu sottoposto, a partire dal XIII fino al XVII secolo, alla signoria della nobile famiglia dei Montecuccoli, la quale contribuì notevolmente allo sviluppo del paese.

Secondo la tradizione fu grazie a Cesare Montecuccoli, alla metà del XVI secolo, che il paese venne dotato di un castello, di cui purtroppo non si conservano evidenze. A partire dal 1615 e fino al 1885 San Martino fu sede della prima scuola del territorio, fondata da Ercole Monteccucoli, parroco e arciprete di Maserno per oltre 30 anni.

Degno di nota è il nucleo storico del piccolo borgo, costituito da un complesso di edifici – alcuni restaurati di recente – disposti attorno a due corti, una aperta e una chiusa, cui si accede attraverso un caratteristico portale in blocchi di pietra.

LA CHIESA DI SAN MARTINO

La chiesa del paese è intitolata al santo omonimo, San Martino, che viene celebrato l’11 novembre con la festa parrocchiale.

Al suo interno è conservato un quadro raffigurante una Madonna della neve, datata 1608, che è una copia della Madonna delle neve conservata a Roma nella chiesa di Santa Maria Maggiore. Se non per il suo valore artistico, è interessante ricordarne le vicende storiche che ne tramandano l’origine e che vogliono che sia stato un dono fatto alla comunità da parte di un discente della nobile famiglia locale De Orlandis, che a quei tempi viveva a Roma. Il dono fu accompagnato anche da una cospicua rendita che doveva servire a provvedere alle necessità della chiesa e che fu amministrata da Don Ercole Montecuccoli. In cambio il donante chiedeva fossero celebrate quattro messe a suffragio della sua anima.

Nel 1765 la chiesa venne dotata del fonte battesimale.

SENTIERI

Principalmente due sono i sentieri che toccano il paese:

  • il 450 parte da Castelluccio di Moscheda e passa attraverso Montespecchio. Il dislivello è impegnativo ma il panorama del crinale del complesso Corno alle Scale-Monte Cimone è molto affascinante.
  • il 436 parte da Maserno e passa attraverso il Mulino di Mamino. Anche in questo caso, forzatamente, il dislivello è impegnativo ma vale la pena per le due tappe intermedie: la piccola borgata di Riva di Biscia e il Mulino di Mamino.

IL MULINO DI MAMINO

San Martino sorge sulla sponda destra del rio omonimo che a sua volta è un affluente del torrente Scoltenna (quest’ultimo, insieme al torrente Leo, dà origine al fiume Panaro). Proprio affianco al rio San Martino sorge l’antico Mulino di Mamino, uno dei pochi ancora attivi della zona. Esso dista appena tre chilometri dal centro del paese: vi consiglio di chiamare per tempo per organizzare una visita e vederne il funzionamento.

L’impianto è azionato da cinque macine mosse da turbine idrauliche orizzontali che macinano prevalentemente castagne, grano, granoturco e orzo. Il complesso è costituito da tre edifici in pietra a vista, di recente restaurati (l’abitazione, la stalla, il mulino con annessa officina), il cui impianto originario risale al XVIII secolo ma fu fortemente rimaneggiato nel tempo fino al secondo dopo guerra.

  • Dove: via Mamino 1910, San Martino di Montese (MO)
  • Per informazioni chiamare:
    • la Biblioteca del Comune di Montese: 059 97 11 22 oppure
    • i contatti diretti dei proprietari (che si trovano affissi alla porta del mulino):
      • Anna: 338 80 50 917
      • Monica: 339 22 65 436
      • Tommaso: 331 89 59 068

SERVIZI

FORNO BISCOTTERIA DI SAN MARTINO

PER APPROFONDIRE

MONTESPECCHIO

Il caratteristico borgo di Montespecchio, con l’altura che spicca sull’orizzonte, dista circa 9 km dal capoluogo di Montese e secondo la tradizione deriva il suo nome da Mons Speculus per la posizione che gli permetterebbe di “specchiarsi” nelle acque del fiume Panaro (che scorre e si forma ai suoi piedi dalla confluenza dei torrenti Leo e Scoltenna).

LA CHIESA DI SAN MICHELE E IL CAMPANILE

La chiesa è intitolata a San Michele Arcangelo e al suo interno si conserva un affresco del XVI sec.: la Madonna della Misericordia, raffigurata nell’atto di proteggere, sotto l’ampio mantello, alcuni fedeli inginocchiati.

Affianco svetta il campanile che rende il profilo del poggio di Montespecchio ben riconoscibile e che risale alla fine del XIX secolo (1885). Don Emilio Bernardi (Cenni storici intorno alla plebana di Maserno, Modena 1905) definiva le campane di Montespecchio “gli usignoli della montagna”, essendo a suo dire la sonorità migliore dei dintorni.

“LA VAPORIERA”, UN TRENO DI MUSICA

Di Montespecchio è originario il clarinettista Bruno Battistini, fondatore nel 1974 – insieme al figlio Claudio, batterista e allo zio Giuseppe, chitarrista – dell’orchestra “La Vaporiera Folk“, una formazione musicale divenuta storica per la straordinaria capacità di mantenere viva la tradizione musicale locale fatta di valzer, mazurke e polke, rigorosamente suonati dal vivo.

Dal 2012 il testimone è passato all’altro figlio di Bruno, Loris Battistini, clarinettista e sassofonista, che attraverso l’attuale formazione de “La Vaporiera Orchestra&Street Band” reinterpreta la musica scritta dal padre, dopo aver introdotto apporti significativi: la sostituzione del basso elettrico con uno strumento a fiato chiamato basso a tuba (un vero e proprio ritorno alle origini) e la modalità street band che, scendendo dal palco e mescolandosi tra la gente, permette più facilmente di avvicinare il pubblico al liscio montanaro tradizionale e ai valori del contesto storico in cui esso è nato e si è sviluppato.

Oltre a importanti collaborazioni con musicisti degni di nota quali il celebre clarinettista Henghel Gualdi, nel 2015 La Vaporiera è stata invitata a partecipare all’EXPO 2015 di Milano per rappresentare nel Padiglione Italia (Coldiretti) le sonorità tipiche dell’Appennino modenese.

Li potete seguire durante le esibizioni live in occasione di sagre, feste paesane e serate danzanti e in attesa di incontrarli dal vivo potete ascoltare i loro CD e guardare i loro bellissimi video, alcuni dei quali ambientati proprio in questo lembo di appennino:

In un’ottica di valorizzazione e diffusione del repertorio tradizionale di musica da ballo di queste montagne, sul loro sito potete trovare in modalità totalmente gratuita un ampio catalogo di spartiti musicali.

RISTORANTI

PIZZERIA IL FOLLETTO

La gestione familiare, le ottime e grandi pizze cotte nel forno a legna, le zampanelle (nella variante con o senza aglio), ne fanno un posticino molto piacevole soprattutto nelle calde serate estive, quando si aggiunge la possibilità di cenare all’aperto con una quinta davvero singolare!

  • Dove: Via Lucarini 20, Montespecchio
  • Contatti: 338 862 7005

PER APPROFONDIRE

MONTALTO

Anche se territorialmente molto più vicino a Zocca (MO), Montalto (800 m s.l.m.) è una piccola località facente parte del Comune di Montese, da cui dista circa 17 chilometri. Il tragitto più agevole per raggiungerlo è la strada provinciale 623 che passa attraverso Castel d’Aiano, Serra Sarzana e Montetortore.

Come ricorda il toponimo (da Mons altus), la sua posizione sopraelevata favorì la nascita di un castello che, in accordo con le fonti storiche, esisteva già nel XII secolo e la cui proprietà passò nei secoli alternativamente dai bolognesi ai modenesi. La rocca venne rasa al suolo agli inizi del XVI secolo perché divenuta covo di briganti e sfortunatamente oggi non se ne conserva più alcuna traccia.

LA CHIESA E ALTRI EDIFICI STORICI DI MONTALTO VECCHIA

L’attuale chiesa è intitolata alla Beata Vergine delle Lastrelle e fu iniziata nei primi anni del ‘900. Al suo interno è conservato un quadro raffigurante l’Annunciazione, attribuito alla scuola del bolognese Bartolomeo Passarotti (inizi XVII sec.) e di recente restaurato.

La costruzione del nuovo edificio di culto portò ben presto all’abbandono della chiesa di San Giorgio precedentemente utilizzata e risalente al XVII secolo. Quest’ultima, ad unica navata e con un bel campanile a torre, dopo decenni di incuria è stata finalmente recuperata e si trova nella parte più antica del paese, denominata Montalto vecchia. Al suo interno potrete osservare il caratteristico presbiterio a loggiato con due colonne, coperto lateralmente da due volte a crociera e al centro sormontato da una cupola.

Il complesso della chiesa di San Giorgio a Montalto Vecchia

Degno di nota è un altro edificio del 1600, oggi di proprietà privata, adiacente alla chiesa e appartenuto in passato alla storica famiglia dei Tanari e dal bel portale in mattoni ad arco a tutto sesto.

Infine, in località “La Casaccia” si trova un bellissimo edificio padronale a corte chiusa a cui si accede attraverso un portale a sesto acuto decorato da elementi fitomorfi. Il complesso risale anch’esso ai primi del XVII secolo ed è dotato di una bella torre-colombaia; in passato apparteneva alla ricca famiglia locale dei Bertelli, legati all’allevamento dei bachi da seta. Oggi continua ad essere adibito ad uso abitativo.

SENTIERI

Il paese di Montalto costituisce una delle tappe (la seconda) del Percorso Belvedere, un itinerario della provincia di Modena percorribile a piedi, a cavallo o in bicicletta, lungo circa una cinquantina di chilometri, che collega Marano (loc. Casona) al Monte Belvedere nel comune di Montese.

Nello specifico il sentiero che passa da qui è il 400/3 e permette di osservare le suddette evidenze storiche di Montalto vecchia.

RISTORANTI

LA VECCHIA SCUOLA

Un ristorante e una pizzeria dalla gestione giovane, preparata e frizzante. I prodotti utilizzati sono tutti di prim’ordine, di derivazione locale e con tante eccellenze del territorio. Tanti eventi in tutte le stagioni e una piacevolissima selezione di birre artigianali. I locali sono quelli della vecchia scuola (per l’appunto) del paese e l’arredamento è a tema. Stra-consigliato.

  • Dove: via Nandi 8, Montalto di Montese (MO)
  • Contatti: 059 98 52 85 – vecchiascuola@legalmail.it – consigliata la prenotazione
  • www.lavecchiascuolamontalto.it

SERVIZI

Azienda Agricola IL VECCHIO POLLAIO: vendita di polli, faraone e conigli tutti da allevamento biologico a circuito chiuso.

CASEIFICIO sociale Montalto Montetortore

  • Dove: via Lastrelle 1401, Montalto di Montese (MO)
  • Contatti: 059 98 73 74

BASE SCOUT(AGESCI): nella canonica della chiesa della Beata Vergine delle Lastrelle è ospitata una base scout con una quarantina di posti letto disponibili: www.emiro.agesci.it/basi-scout/montalto/

PER APPROFONDIRE

IOLA E IL SISTEMA MUSEALE

Iola (920m s.l.m.) è una frazione del comune di Montese da cui dista circa 3 chilometri. Secondo la tradizione deriva il proprio nome da un’antica famiglia locale, gli Joli.

IL SISTEMA MUSEALE E I SENTIERI DELLA LINEA GOTICA

Si tratta del vero gioiellino di Iola, la cui visita vale assolutamente la pena. Il museo è articolato principalmente in due sezioni:

  • la collezione Memorie d’Italia, costituitasi a partire dal 2003 dall’impegno di collezionisti e appassionati di storia militare, custodisce reperti della seconda guerra mondiale suddivisi nelle sale in base all’esercito di appartenenza. I reperti sono tutti di provenienza locale e si riferiscono alle varie truppe che qui combatterono tra l’estate del 1944 e la fine della guerra (il corpo tedesco della Wehrmacht, la Forza di Spedizione Brasiliana (F.E.B.), la 10th Mountain Division di fanteria leggera americana). Si tratta di una collezione dalla straordinaria importanza storica che saprà emozionare e incuriosire adulti e bambini. Vi suggerisco di pianificare con un certo anticipo la vostra visita sia perché gli orari di apertura sono variabili sia per poter concordare una visita guidata con cui apprezzare pienamente l’esposizione.
  • la raccolta di Cose montesine dedicata alla cultura contadina locale con un’efficace esposizione di oggetti della tradizione popolare inseriti in tipiche ricostruzioni di ambienti domestici e lavorativi.

Il museo vede inoltre il proprio naturale proseguimento nell’area esterna, in quelli che oggi sono boschi e castagneti ma che allora furono i campi di battaglia; tra la fine del 1944 e il 1945, molti furono i caduti tra i soldati ma molte furono anche le vittime civili. Attraverso i Sentieri della Linea Gotica, il sistema difensivo tedesco – che era assestato proprio in questi luoghi (per essere precisi la c.d. Linea Verde II ossia una linea più arretrata di essa) – è possibile osservare e capire il funzionamento di trincee e postazioni di avvistamento che in tempi recenti sono stati opportunamente ripristinati.

LE TRINCEE DI MONTE TERMINALE E IL SENTIERO 442/B

Il Monte Terminale (1008 m s.l.m.), la vetta che domina il paese, fu un’importante roccaforte tedesca durante la 2° Guerra Mondiale per via della sua posizione strategica. Fu conquistato dalla 10° Divisione americana di Montagna i primi giorni del marzo 1945, dopo un aspro combattimento, e poco dopo avvenne anche la liberazione del paese di Iola. Come dicevo, di recente è stato fatto un bellissimo lavoro di ripristino delle trincee (utilizzate prima dai tedeschi e successivamente dagli americani) e si può vedere anche la ricostruzione di un osservatorio coperto e di un rifugio anti bombardamenti utilizzato dalla popolazione locale. Il sentiero ad anello 442/b, che si imbocca di fianco museo, porta sulla vetta di questo monte, dove troverete anche il piccolo oratorio del Terminale (inizi XIX secolo).

ALTRI SENTIERI NELLA NATURA

Da Iola partono altri tre bei sentieri immerse nel verde della natura:

  • il 442+440/4 in direzione Monte Belvedere: è un sentiero molto affascinante che si snoda tra i boschi del crinale che fa da spartiacque tra valle del Panaro e valle del Reno e ripercorre i luoghi dei combattimenti del fronte del 2° Conflitto Mondiale. Le tappe principali sono la Chiesa di Ronchidoso e il Monte Belvedere, poi si scende fino a Castelluccio di Moscheda, tappa finale del percorso.
  • il 442 in direzione di Montese: l’altro tratto del sentiero 442 verso il capoluogo montesino
  • il 444: sentiero che attraversando le frazioni di Monteforte e Maserno conduce a Montese
Uno scorcio panoramico nel tratto del sentiero 442

CHIESA E ORATORI

LA CHIESA DI S. MARIA MADDALENA

L’ORATORIO DELLA BEATA VERGINE DI MONTENERO E IL PRESEPE

Si tratta dell’oratorio che si affaccia sulla piazza del paese e che risale alla seconda metà del XIX secolo (1867). Attualmente ospita una rappresentazione permanente davvero particolare dell’Annunciazione, Natività e Crocifissione di Gesù (visibile in ogni periodo dell’anno): basterà chiedere le chiavi ad una persona del luogo e potrete assistere ad uno spettacolo di luci e suoni dove i volti dei personaggi (a grandezza naturale) svelano il volto dei paesani.

Curiosità: durante i combattimenti per la liberazione del paese, tra i mesi di marzo e aprile del 1945, l’oratorio fu adibito ad infermeria per la cura dei feriti .

SAGRE

La tradizionale sagra parrocchiale si tiene il primo fine settimana successivo a ferragosto con un magnifico spettacolo di fuochi d’artificio.

BAR e RISTORANTI

DA TAMMY(Bar e alimentari): vale la pena fermarsi per l’aperitivo!

  • Dove: via Porrettana 2205, Iola di Montese (MO)
  • Contatti: 059 98 00 67 – 059 98 04 46

AGRITURISMO LA PADULLA: agriturismo a conduzione familiare con possibilità di pernottamento.

PER APPROFONDIRE

MASERNO

Maserno (770 m s.l.m.) è una frazione che si trova a circa 4 chilometri dal comune di Montese, sulla strada che collega quest’ultimo alla località di Castelluccio di Moscheda. Una tradizione farebbe risalire l’origine del toponimo a “maséra” (cumulo di sassi), mentre un’altra ipotesi è che derivi dal nome della potente famiglia locale, i Maserni, committenti della chiesa parrocchiale.

Nell’antichità il suo territorio era caratterizzato da tre castelli: quello di Dismano (comune da cui dipendeva anche la vicina Castelluccio e completamente scomparso a partire dal XV sec.), quello di Riva e quello di Monteforte (di cui, invece, sopravvivono testimonianze architettoniche e figurative di rilievo).

LA CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA E GLI ORATORI

Nel centro del paese si trova la chiesa di San Giovanni Battista, antica pieve con fonte battesimale, attestata fin dal XII secolo.

Nel corso del XVII secolo subì un rifacimento quasi totale, utilizzando materiale di reimpiego proveniente dalla chiesa di S. Marcellino di Dismano, caduta da tempo in rovina.

Al suo interno degni di nota sono il dipinto di una Madonna con il bambino di Pellegrino Pellegrini, allievo del Guido Reni e i preziosi legni intagliati dello scultore fiammingo Giovanni Demech (una Madonna con Bambino del 1720 e un Crocifisso in legno di noce del 1721).

Chiesa di San Giovanni Battista

Gli oratori di Maserno sono ben sei:

  • l’oratorio della RIVA, che conserva il ciclo pittorico tardo medievale più antico dell’Appenino modenese
  • l’oratorio di MONTEFORTE, dedicato a S. Antonino Martire, è uno dei più suggestivi per la bellissima posizione
  • l’oratorio dei LAZZARI, unico in zona con pianta a croce greca, dedicato a S. Maria Assunta
  • l’oratorio di SAN ROCCO, patrono degli appestati in località CA’ NOVA. La peste del 1630 fece tante vittime anche a Maserno.
  • l’oratorio dei BICOCCHI, dedicato all’Immacolata
  • l’oratorio dei SORDI, intitolato a S. Antonio da Padova e integrato nella borgata “I Sordi”. Caratteristica è la croce posta al culmine degli spioventi e sostenuta da una piccola piramide in arenaria con retrostante supporto in ferro per la campana.
La caratteristica croce dell’Oratorio dei Sordi
L’Oratorio dei Lazzari, raggiungibile anche piedi con il sentiero 448 che da Maserno conduce a Castelluccio di Moscheda

INTERESSE NATURALISTICO

LE CASCATE DI STRISCIALACQUA

Seguendo il sentiero 448 (che da Castelluccio di Moscheda porta a Maserno passando attraverso l’oratorio dei Lazzari) potrete contemplare la cascata c.d. di Striscialacqua che, alimentata dalla ricca sorgente de I Tufi, compie un salto di circa 40 m in una suggestiva gola scavata nella roccia.

Veduta di Maserno dalla via Panoramica di Montese

PRODOTTI TIPICI

AZIENDA AGRICOLA “DAL CONTADINO”

La vera vendita diretta a km zero, un luogo da visitare per portarsi a casa il gusto del territorio. Ne parlo qui.

RISTORANTI/BAR/CAMPEGGI

AGRITURISMO IL PALAZZINO

La gestione di Chiara e Mario rende familiare e accogliente questa azienda agrituristica situata alle porte del paese. Ottima cucina emiliana con pasta fatta in casa, ampio giardino esterno attrezzato per bambini e possibilità di pernottamento in curate camere dallo stile tradizionale. Piccolo spaccio di prodotti locali realizzati direttamente in loco.

  • Dove: Via Lama, 2500 – Maserno di Montese (MO)
  • Info: 059 98 03 94 – 338 32 39 394
  • www.agriturismo.it

OSTERIA VECCHIA MASERNO

Bar e trattoria vecchio stile con piatti tipici della cucina emiliana e montanara (crescenti, zampanelle…). Propongono anche la vendita di pasta fresca fatta in casa (tortellini e tortelloni) con ordini almeno 24 ore prima.

CAMPEGGIO ECOCHIOCCIOLA

Campeggio con diverse possibilità di alloggio (piazzole attrezzate, bungalow, chalet, appartamenti). Dotato di piscina e campi da tennis.

RISTORANTE DISCOTECA MASIPARERO

Storica discoteca degli anni ’80-’90 – quando era frequentata tra gli altri anche da un giovane Vasco Rossi – oggi ha perso molto del suo antico smalto. Rimane un punto di riferimento per serate ed eventi dj set.

SERVIZI

ESTETICA HAKUNA MATATA

LA BOTTEGONA

  • Dove: P.zza Spuntiglia, 47 – Maserno di Montese (MO)
  • Info: 059 98 02 88

POSTE ITALIANE

  • Dove: P.zza Spuntiglia, 52 – Maserno di Montese (MO)
  • Info: 059 98 03 61
  • www.poste.it

SAGRE

Merita una visita la sagra della castagna, giunta ormai alla sua 39’ edizione (2019) e che si svolge tradizionalmente la 3’ e 4’ domenica di ottobre.

Tra musica, mercatini tradizionali, antichi mestieri, mostre fotografiche e di antichi mezzi agricoli il paese si anima, il tutto allietato da stand gastronomici.

PER APPROFONDIRE

CASTELLUCCIO DI MOSCHEDA

Castelluccio (884 m s.l.m.) è tra le frazioni di Montese quella con il territorio più vasto, ricca di fitti boschi (castagni, cerri, quercioli…) da cui con ogni probabilità deriva l’etimologia del suo nome: “Castrum luci” (= castello del bosco), mentre il nome Moscheda è opinione comune che derivi da un tipo particolare di Quercia detto Eschio. . Il toponimo non va confuso con Castelluccio di Capugnano in territorio bolognese tra Porretta Terme e Lizzano in Belvedere.

Si tratta di una piccola borgata di appena 100 abitanti, dove oggi regna sovrana la pace e la tranquillità, dominata dal Monte Belvedere (1140 m s.l.m.) che, con le sue trincee, i camminamenti tedeschi e le postazioni americane, fa da monito agli orrori del 2° Conflitto Mondiale, che furono qui piuttosto intensi.

Il Monte Belvedere fu infatti l’ultimo baluardo difensivo della Linea Gotica e Castelluccio è oggi uno dei punti di passaggio del Museo Diffuso della Memoria, un percorso che si snoda attraverso 23 km e 8 tappe nel territorio di Montese.

Complice la fitta boscaglia, dalla primavera del 1944 qui si rifugiarono diversi gruppi di partigiani e quando, nei mesi estivi, il paese fu occupato dai tedeschi impegnati a fortificare il crinale per l’arrivo da sud delle forze alleate lo scontro fu inevitabile.

Un cippo, nel giardino antistante la chiesa, ricorda ancora oggi l’esecuzione nell’autunno del ’44 di tre giovani della Brigata Partigiana “Giustizia e Libertà”, tra cui un ragazzo francese, Jacques Lapeyrie (“Napoleon”).

La chiesa di S. Pancrazio distrutta dai bombardamenti

La brigata “Giustizia e Libertà” era nata poco lontano e fu molto attiva nella vallata (ve ne fece parte anche Enzo Biagi): contro tale attività una delle maggiori ritorsioni tedesche avvenne nel c.d. eccidio di Ronchidoso, a pochi km di distanza (29 settembre 1944), dove quasi una settantina tra civili e partigiani (soprattutto donne e bambini) furono uccisi e buttati in una fossa comune.

A causa della sua vicinanza alle linee tedesche Castelluccio subì anche numerosi bombardamenti dell’artiglieria alleata, soprattuto tra la fine del ’44 e l’inizio del ’45. La chiesa e l’annesso campanile vennero completamente distrutti, così come quasi tutto il paese.


LA CHIESA E GLI ORATORI

La chiesa è dedicata a San Pancrazio Martire, patrono tutelare dei campi e del grano (il popolo faceva derivare il suo nome da “grazia del pane” e lo rappresentava con in mano o ai piedi spighe di frumento) e di essa si hanno notizie a partire dal XVII secolo (1663).

L’aspetto attuale risale alla ricostruzione post bellica e fu voluto dal parroco Don Giovanni Barbieri, il rettore più zelante e longevo della parrocchia (la amministrò dal 1919 al 1977, anno della sua morte), al quale è intitolata una delle strade principali del paese.

Uno degli elementi più interessanti è l’acquasantiera conservata vicina all’ingresso secondario della chiesa (l’antico ingresso degli uomini). Essa è infatti ricavata da un capitello romanico decorato con foglie di acanto nella parte inferiore e quattro coppie di pesci contrapposti nella parte superiore a reggere un fiore diverso su ciascuno dei quattro lati.
Oggi la canonica viene gestita dalla comunità locale come una sorta di ostello ed accoglie gruppi di giovani durante tutto l’anno.

Il giardino accanto alla chiesa fu utilizzato come camposanto fino al 1894, quando venne fatto costruire il cimitero attuale, in fondo al paese.

Gli oratori di Castelluccio sono tre: quello dei Mazzóli, quello dei Càroli e quello del Monte.
L’oratorio dei Mazzóli fu eretto dalla famiglia Mazzóli nel 1766 non lontano dal fiume Leo, ed era dedicato a Santa Maria della Neve. Il campanile, originariamente a tre campane, fu eretto dalla devozione popolare tra il 1910 e il 1911.

Alcuni arredi dell’oratorio sono stati trasferiti e utilizzati nell’oratorio più recente e situato poco più a monte, sulla via Selva, detto dei Càroli (o dei Carli).

L’oratorio del Monte o di Malcambio (1897) si trova invece lungo la strada provinciale che porta verso il paese di Querciola, uscendo dal paese di Castelluccio. Completamente distrutto insieme al campanile dai bombardamenti dell’ultima guerra, fu ricostruito dalla devozione popolare negli anni successivi. Seriamente danneggiato dalla straordinaria nevicata del 2013 (leggi qui) è stato recentemente restaurato grazie un’importante raccolta fondi della comunità locale. La 3° domenica di settembre si celebra la festa della Madonna del Monte.

IL CINGHIO DEI DIAMANTI

Sul crinale, imboccando la strada che va verso il fondovalle del fiume Leo (via Selva), spicca il c.d. Sasso dei Càroli (o dei Carli – per la vicinanza a Casa Carli) anche soprannominato “Cinghio dei Diamanti” o “Sasso delle lucine” (680 m s.l.m.): un piccolo promontorio ofiolitico, ricco di cristalli di quarzo e calcite. Dopo essere stato spoliato per anni da appassionati di mineralogia, oggi è tutelato come riserva mineralogica. Da lì passa anche il sentiero CAI 450 che da Castelluccio porta a Montespecchio e a San Martino.

BAR & RISTORANTI

La botéga (Da Marisa) – [chiuso da gennaio 2020]

Punto di riferimento per tutto il paese, questo non è solo un bar con annessa bottega di alimentari ma un vero e proprio circolo sociale per interminabili partite a carte, bevute accompagnate da piacevoli chiacchiere, aggiornamenti sulle principali novità della vallata, colazioni in ambiente familiare.

Da non perdere le zampanelle del sabato sera (su prenotazione)!

  • DOVE: sulla via principale del paese, adiacente al piazzale
  • INFO: Marisa 348 2505422 (chiusi il lunedì e martedì nel periodo invernale)
  • www.castellucciodimoscheda.it

Agriturismo Le Casellacce

Cacciagione, funghi e bel panorama: questi i tre principali motivi per cui provare questo posto, ricavato dalla recente ristrutturazione di un piccolo borgo contadino. In più, annesso c’è un parco faunistico dove si possono osservare da vicino daini, cerbiatti, faraone, conigli… simpatico e istruttivo per grandi e piccini.

Possibilità di pernottamento.

  • DOVE: via Selva 3700 (uscendo dal paese, prendere la strada che va verso il fondovalle del fiume Leo)
  • INFO: Benedetta: 347 7806918
  • www.facebook.com/casellacce

IL CASEIFICIO DISMANO

Il Caseificio Dismano si trova lungo la provinciale che porta in paese ed è una tappa obbligata sulla via di andata o di ritorno.

Lo spaccio – che si trova proprio accanto al luogo di produzione – offre infatti la possibilità di assaggiare e portarsi a casa diverse stagionature di Parmigiano Reggiano, oltre ad ogni tipo di derivati del latte (formaggi, ricotta, yogurt, panna cotta…). Troverete inoltre un’ampia selezione di prodotti tipici locali, dai biscotti tradizionali alle confetture e al miele fino agli immancabili salumi e crescenti.

Se capitate da queste parti ad inizio agosto non potete perdervi il tradizionale concerto di musica classica che si tiene nel piazzale antistante il caseificio: appuntamento divenuto ormai tradizionale e facente parte del ricco calendario della rassegna “I concerti della Via Lattea”.

Prima del terremoto del 2012 il concerto si teneva all’interno del magazzino delle forme e vi assicuro che lo spettacolo era imponente e oltremodo suggestivo. Ora, per ragioni di sicurezza, si tiene all’esterno e vale la pena partecipare alla serata sia per i gruppi che, anno dopo anno, si alternano sul palco sia per la graditissima sorpresa che vi attende al termine del concerto!

Il Dismano è anche fattoria didattica ed è promotore di diverse iniziative di valorizzazione del territorio tra cui la tradizionale Magnalonga, passeggiata settembrina con pit-stop eno-gastronomici!

COME ARRIVARE

Qui i diversi itinerari possibili: www.castellucciodimoscheda.it/dovesiamo.html

PER APPROFONDIRE

GLI ETRUSCHI DEL LAGO BRACCIANO (MONTESE)

L’area dell’antico Lago Bracciano si trova alle pendici settentrionali del Monte Montello, il massiccio che dall’alto dei suoi 963 m s.l.m. domina, carico di storia, la frazione di Montese.

Il Lago Bracciano ebbe origine al termine dell’ultima glaciazione (tra i 12 e i 10mila anni fa) per via di una frana distaccatasi dal fronte nord del monte, frana che portò a far defluire alcune sorgenti sottostanti, creando questo bacino nei pressi del quale, tra XVIII e XIX secolo, vennero alla luce numerosi reperti archeologici.

La scoperta più consistente riguarda il rinvenimento di un gruppo di bronzetti votivi etruschi (VI-IV sec. a.C.) che permettono di identificare l’area come un importante luogo di culto legato al potere curativo delle acque.

Poco lontano scorreva e scorre ancora oggi il c.d. Rio dell’Acqua Salata, originato da una sorgente di acqua salsobromoiodica (che fino al secondo dopoguerra veniva utilizzata per la cura del gozzo): è pertanto ipotizzabile che il lago e tale sorgente fossero collegati alla presenza di un santuario etrusco, in un luogo molto vicino ad un valico appenninico, importante via di comunicazione tra l’area dell’Etruria padana e l’alta Toscana (Etruria propria).

Un tratto di queste vie transappenniniche potrebbe essere stato compreso in quella che nel Medioevo fu una sezione della Via Romea Nonantolana che da Samone (Zocca – MO) conduce a Montese (attuale sentiero 434)

Il santuario doveva trovarsi ai piedi del Montello, vicino alle sorgenti a cui il culto era dedicato e funzionale alla necessità di ristoro dei frequentatori/viaggiatori. Con ogni probabilità era di tipo ipetrale ossia un recinto sacro a cielo aperto, con struttura in ciottoli a secco simile al podio-recinto D attestato a Kainua (Marzabotto), nella valle del Reno (dalla cui officina probabilmente provenivano i bronzetti qui ritrovati).

Le caratteristiche radici aeree degli Ontani neri

I bronzetti rappresentano devoti, animali domestici (ovini, bovini, equini) e divinità, furono rinvenuti da Arsenio Crespellani, importante ricercatore modenese del XIX secolo e tuttora sono conservati al Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena (Musei Civici), mentre una copia è conservata al Museo storico di Montese.

Essi rientrano in una tipologia di bronzistica etrusca ben nota, diffusa tra la fine del VI e la metà del IV secolo a.C. (525 – 350 a.C. circa). Sono tipicamente schematici ed appiattiti: la loro funzione di ex-voto prevale certamente sull’esecuzione artistica.

Il bronzetto etrusco raffigurante la dea Mnerva (dal sito dei Musei Civici di Modena)

Uno di essi tuttavia si distingue sia per le dimensioni sia per la fattura: è realizzato a tutto tondo e si tratta di una figura femminile abbigliata con chitone e diadema, riconosciuta come la dea Mnerva (Minerva), divinità tutelare del culto delle acque, a cui con ogni probabilità era dedicato il santuario.

Oggi il bacino (un tempo di circa 100 x80 m, con una profondità di 4-5 m) è completamente prosciugato ma il suo perimetro è ancora abbastanza facilmente riconoscibile sul terreno, costellato da ontani neri, specie arboree igrofile dalle caratteristiche radici aeree.

L’area dell’antico lago
Sorgente di acqua potabile che alimentava l’antico lago

Una delle fonti che lo alimentava è tuttora esistente e si può scorgere a monte dell’area dell’antico bacino, inserita nella rete di distribuzione di acqua potabile del Comune.

Curiosità: il lago venne prosciugato artificialmente alla metà degli anni ’70 del secolo scorso, nel contesto più ampio dei lavori di ripristino di una strada più a valle, distrutta da un evento franoso. In tal modo si perse completamente la memoria della sua posizione.

Sulla base dei dati archeologici e documentari e a seguito di un approfondito studio interdisciplinare a cura della Dott.ssa Federica Badiali che ha recuperato importanti dati geologici e chimici, nella primavera del 2015 si è concretizzato il progetto di valorizzazione culturale e storica di quest’area, a cura del Comune di Montese in convenzione con il G.A.L. (Gruppo di Azione Locale) Antico Frignano.

Il progetto ha portato alla ricostruzione di un’antica abitazione etrusca (con annesso recinto per l’allevamento degli animali) e del recinto cultuale in pietra oggetto della devozione popolare, nonostante evidenze di strutture non siano state rinvenute in quest’area.

Ricostruzione di una tipica abitazione etrusca
Ricostruzione del recinto votivo

INFORMAZIONI

  • Area sempre aperta al pubblico (non vi sono né orari né titoli di ingresso)
  • Qui potrete scaricare il PDF della brochure informativa.
  • Responsabile scientifica del progetto: Dott.ssa Federica Badiali

BIBLIOGRAFIA PER APPROFONDIRE